Produzione scatole pizza: considerazioni sullo stato del settore!

Produzione scatole pizza: considerazioni sullo stato del settore!

Premessa: perché questa riflessione sulla produzione di scatole pizza?

Le considerazioni che seguono sono scaturite a margine di una discussione tra gli amministratori dello Scatolificio Martinelli Srl e le stesse sono qui riportate, visto il carattere più generale della discussione, che ha coinvolto non solo le prospettive future della nostra Azienda ma quelle dell’intero comparto economico legato alla produzione di scatole e contenitori porta pizza.

In particolare, stavamo valutando gli scenari economici futuri e le eventuali possibilità di investimento tecnologico dopo le mareggiate della crisi economica ed il successivo periodo di bonaccia che perdura ancora oggi.

Imballaggio della pizza: la richiesta del mercato

Nell’immediato dopoguerra, l’unico modo per portare a casa le pizze era quello di incartarle, impilate l’una sull’altra, con un foglio di carta paglierina sufficientemente resistente (nei casi peggiori venivano avvolte in carta di giornale).

Dopo avere scelto la pizzeria migliore, quella con il pizzaiolo più bravo e le materie prime di migliore qualità, a causa dell’imballaggio il risultato non era per niente soddisfacente!

Le pizze appena sfornate sono un prodotto alimentare umido e con una temperatura abbastanza elevata, il risultato? A casa arrivavano delle cose mollicce (la temperatura della pizza e la condensa continuavano il processo di cottura), regolarmente appiccicate l’una all’altra in un pastrocchio incredibile. Per non parlare poi delle mani dei volenterosi che si recavano ad acquistare le pizze da gustare a casa. Mani, separate dalle pizze appena sfornate, solo da un sottile strato di carta da imballaggio, spesso unto di olio bollente, insomma, mani scottate al punto giusto!

Da tutto questo scaturì la richiesta del mercato, di realizzare un contenitore che potesse consentire di gustare la pizza a casa, quasi come se si fosse in pizzeria. Un contenitore dal costo conveniente, maneggevole, igienico e che contemporaneamente potesse tenere separate le pizze l’una dall’altra per mantenerne la fragranza. La risposta fu: la scatola per la pizza da asporto in cartone microonda.

Prima della scatola porta pizza, il settore delle pizze da asporto era abbastanza limitato, dopo la scatola pizza possiamo affermare senza ombra di smentita che ci fu il boom!

Ieri: nascita di un nuovo settore economico, la produzione di scatole porta pizza

Scatolificio Martinelli Srl: la nascita di un nuovo settore economico, la produzione di scatole pizzaLa pizza in scatola in cartone microonda fu subito un successo e le dinamiche del mercato, legate alla concorrenza tra le pizzerie, diedero un forte impulso al nuovo settore economico. Spinta rafforzata dal fatto che sul contenitore per la pizza non gravava nessun brevetto e che la sua realizzazione era di pubblico dominio.
Agli scatolifici che già producevano scatole da imballaggio in cartone corrugato e che cominciarono da subito a realizzare i cartoni pizza, si aggiunsero quelli specializzati nella sola produzione di scatole per pizza, creando, in breve tempo, una forte concentrazione di produttori che acquisirono significative quote di mercato nazionale.

È un dato di fatto che ogni settore produttivo ha un proprio ciclo di vita, con delle fasi ben determinate: realizzazione e lancio del prodotto, sviluppo del mercato, maturità della produzione, declino e visto che questo settore, in quel momento storico, era nel pieno dello sviluppo, non vi furono ostacoli alla crescita economica.
Anzi! La buona profittabilità economica del settore e la grande dimensione del mercato, incentivarono l’iniziativa privata e la nascita di molte nuove realtà imprenditoriali.

La crescita vorticosa del settore economico, la quantità di aziende presenti sul mercato, la forte richiesta dei consumatori e delle associazioni che li rappresentano di mettere a norma un oggetto, il box pizza, che in quanto tale è a diretto contatto con gli alimenti, fece si che, nel 1973, fu varato il primo provvedimento nazionale per disciplinare la produzione delle scatole e dei contenitori per la pizza da asporto, seguito negli anni a venire da analoghi provvedimenti europei.

Le norme che regolamentano la produzione dei cartoni pizza

Scatolificio Martinelli Srl: simbolo dell'imballaggio alimentareLa normativa italiana relativa alla “disciplina igienica degli imballaggi, recipienti, utensili, destinati a venire in contatto con le sostanze alimentari o con sostanze d’uso personale” è considerata la più severa tra quelle europee, e si basa sul D.M. 21 marzo 1973 e successive modificazioni.

Questa legge vieta l’uso di cellulosa riciclata per gli imballaggi di cartone destinati ad alimenti “caldi ed umidi” ed i contenitori per pizza rientrano proprio in questa categoria.
La pizza, infatti, una volta sfornata a una temperatura tra i 60/65°C, che potrebbe favorire la possibile migrazione di piombo, ftalati e altri composti tossici presenti nel cartone riciclato (per il piombo il decreto fissa un limite massimo di 3 microgrammi per decimetro quadrato). Anzi, nelle successive modificazioni al decreto originale, si è fatto anche divieto della presenza di disegni e scritte nella parte interna del contenitore per evitare la cessione di sostanze nocive che potrebbero essere presenti nell’inchiostro di stampa. Proprio in ottemperanza alle norme vigenti, sia noi dello Scatolificio Martinelli Srl che molti dei più noti “attori” del settore, realizziamo scatole per la pizza d’asporto, con materie prime di alta qualità, con carte di pura cellulosa senza contenuti di macero e con inchiostri a base d’acqua senza metalli pesanti.

In sostanza, i produttori del semilavorato necessario alla realizzazione dei box pizza fabbricano tre diverse tipologie di cartoni: 

  • pura cellulosa;
  • semichimica;
  • cartone riciclato.

I primi due tipi di cartone ondulato rispondono perfettamente alla normativa in corso e sono poco assorbenti, mentre il cartone riciclato non è idoneo all’utilizzo come “contenitore per prodotti alimentari da forno” ed ha la sgradevole caratteristica di essere particolarmente assorbente, insomma è quella tipologia di cartone corrugato il cui commercio è assolutamente vietato.

Le norme sono sufficientemente chiare, ma nonostante ciò non hanno previsto alcun obbligo di apporre sulla scatola una dichiarazione che attesti il rispetto delle stesse. I produttori che operano all’interno del quadro normativo, tendono ad apporre sulla scatola una serie di dati a informazione per il consumatore:

  • il proprio nome;
  • il sito web e la email di riferimento;
  • la dichiarazione che la carta è composta dal 100% di pura cellulosa idonea ai fini di contenere e trasportare la pizza;
  • la dichiarazione che la stampa è eseguita con inchiostri atossici adatti per alimenti;
  • il logo del COMIECO per attestare di esserne consorziato ed il numero di iscrizione;
  • il simbolo che attesta che il cartone può (nelle modalità previste) essere conferito nei contenitori della carta da riciclare;
  • il simbolo che suggerire al consumatore un corretto smaltimento del contenitore della pizza;
  • il simbolo composto dal bicchiere e dalla forchetta che esprime l’utilizzo del prodotto come imballaggio alimentare.

Si tratta di mere indicazioni che non rispondono a nessun obbligo di legge, e che i produttori più accorti stampano sul retro delle scatole, per distinguersi da quelli che certamente non hanno l’interesse ad apporre il loro nome sui cartoni per la pizza realizzati con carte da macero.

Lo Scatolificio Martinelli Srl da alcuni anni porta avanti l’iniziativa “Portapizza sicuro” che mira a tutelare la salute del Consumatore garantendo il rispetto delle norme e sperando che il logo del progetto (un albero che sorride) possa diventare sul mercato e per i Consumatori, un simbolo a garanzia di qualità e trasparenza.

La situazione del nostro settore, oggi

Per ritornare alle fasi di sviluppo ciclico del nostro settore, riteniamo, ad oggi, di poter affermare che siamo nella fase della maturità economica. Una fase determinata da una scarsa densità di concentrazione delle produzioni, causata della presenza di un gran numero di aziende attive in tutto il territorio nazionale e determinata dalla tipologia del prodotto che è rimasta invariata nel tempo. O meglio, sono cambiati il numero di colori utilizzati per la stampa della copertina esterna (da monocromatico a 4, 5 perfino a sei colori), talvolta è cambiata la forma (vengono fustellate scatole di forma esagonale e non solo di forma quadrata o rettangolare). È cambiata la tipologia di produzione (noi ad esempio abbiamo inserito nella linea di produzione due robot per alleggerire e ottimizzare il carico di lavoro dei dipendenti). Si è diversificata la stampa, con la grafica personalizzata ad uso e consumo del Cliente oppure si sono utilizzate qualità diverse di materia prima, ma fondamentalmente il prodotto inteso come scatola pizza, non ha subito alcun cambiamento sostanziale da quando è stato introdotto per la prima volta sul mercato.

La scatola porta pizza, quella comunemente utilizzata, intesa come oggetto della lavorazione, un prodotto dotato di una sua forma e con delle caratteristiche proprie, non ha subito nel tempo nessuna innovazione tecnologica radicale, ma soltanto poche modifiche di carattere incrementale, che hanno lasciato inalterato il contenitore. La scatola pizza un prodotto ormai standardizzato e indifferenziato!

Si, vi sono stati nel tempo tentativi di sostituire il cartoncino a micro-onda con cui sono fatte le scatole porta pizza, con diversi altri materiali, in alcuni casi dotati di alcune peculiarità anche interessanti, ma, alla fine dei conti, i costi di produzione e di gestione di queste nuove scatole superano di gran lunga il rapporto qualità/prezzo garantito dagli attuali contenitori per la pizza da asporto: con il risultato che, per le imprese del settore, l’unica variabile per mantenere o acquisire nuove quote di mercato è il prezzo.

Conclusioni

Scatolificio Martinelli Srl: price takerIn economia questa situazione viene detta price taker e rappresenta il caso di chi, “non ha la possibilità di influire sul prezzo di un bene che produce, a causa della presenza di condizioni di mercato che rendono impossibile o irrilevante qualsiasi strategia per tentare di fissare o modificare il prezzo di vendita del bene“. Tutte le imprese realizzano la stessa tipologia di prodotto e si fanno la “guerra” soltanto sul prezzo, con le conseguenze di un generale abbassamento dei margini e dell’espulsione dal mercato delle imprese meno competitive.
Imprese che, per tentare di resistere al declino della propria attività, potrebbero decidere di intervenire sulla qualità della carta ed utilizzare un cartone a microonda realizzato con cellulosa riciclata.

Il motivo è presto detto ed è ovviamente di carattere puramente economico. Il costo di produzione di una scatola realizzata con il cartone riciclato è significativamente inferiore al costo di un contenitore realizzato con carta di pura cellulosa. Quindi, in considerazione degli elevatissimi volumi di produzione (in Italia si stima che siano prodotte 700 milioni di pizza l’anno), il risparmio di scala è veramente impressionante.

La “guerra del prezzo dei cartoni per la pizza” è soltanto uno dei tanti aspetti della più generale “guerra al ribasso dei prezzi” fatta a spese della qualità dei prodotti e della salute dei Consumatori. Una guerra che risponde alla sola logica del profitto, a scapito della qualità del lavoro, delle imprese sane e dei dipendenti di queste; abusi che mettono a rischio un intero comparto produttivo e migliaia di posti di lavoro.

Queste ultime considerazioni, non rispondono alla tentazione di mettere in atto un deprecabile “terrorismo mediatico” sull’argomento, idea molto lontana dalla nostra cultura d’impresa, quanto alla considerazione che nonostante le stringenti normative in materia, è forte per alcuni la lusinga di muoversi al di fuori delle regole. Un’attrattiva, quella di produrre scatole e contenitori per la pizza da asporto realizzati in carta riciclata, che rischia di inquinare e di minare la fiducia dei consumatori verso un prodotto di eccellenza quale quello della pizza.

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