Pizza a domicilio e privacy ai tempi di Google

Forse per oggi è meglio riderci sopra, che domani chissà …

Buonasera! “Pizzeria da Ciccio”?
No, è “Google pizze da asporto”.
Scusi debbo aver sbagliato numero?
No, Google ci ha comprati il mese scorso.
Ah, ok! Allora posso ordinare una pizza a domicilio?
Certo, vuole il solito?
Il solito, come il solito? Come fate a sapere cosa prendo di solito?
Nulla di più facile, dal numero da cui sta chiamando! Le ultime nove volte, da questo numero, ha ordinato una pizza bella croccante, con salamino piccante e patatine fritte!
Ok!, si è proprio quella che volevo.
Questa volta posso suggerire una pizza con la rucola e i pomodorini?
Che cosa? No! Io odio le verdure!
Capisco, ma il suo colesterolo è troppo alto.
E voi come lo sapete?
Qualche tempo fa, avete richiesto di poter visualizzare online i risultati degli esami del sangue.
Comunque non voglio quella pizza! E per quanto riguarda il colesterolo sto già prendendo le medicine.
Non credo che lo stia facendo regolarmente, quattro mesi fa ha comprato una scatola da trenta pastiglie nella farmacia sotto casa e poi non le ha più comprate.
Le ho comprate in un’altra farmacia.
Dalla sua carta carta di credito non risulta!
Vero, perché ho pagato in contanti.
Non risultano prelievi di contanti dal suo conto corrente!
Ho altre fonti di contanti.
Dalla sua dichiarazione dei redditi non risulta, a meno che non siano in nero!
Cosa volete da me? Basta con tutta questa tecnologia. Vado su un’isola deserta senza internet e senza telefono, così nessuno potrà più spiarmi.
Capisco! In tal caso le suggerisco di rinnovare il passaporto, è scaduto da cinque giorni. Alla prossima.

Dopo aver letto e riso con questo fantasmagorico colloquio tra una amante della pizza, che voleva solo ordinare il suo piatto preferito (possibilmente consegnato a domicilio in uno dei nostri cartoni pizza) e Google, ho pensato: forse è già così, ma questo non potrebbe mai succedere a me, io non compro nulla tramite Internet.

Poi, riflettendo meglio mi sono reso conto che le cose non stanno così! Certo che compro, anzi, compro anche molto: musica, libri, pentole e accessori per la cucina, qualche capo di abbigliamento, sacchetti di ricambio per l’aspirapolvere, prenoto viaggi e alberghi, compro biglietti aerei e del treno, controllo gli esami clinici, verifico il conto corrente e faccio bonifici, uso carte di credito virtuali e faccio ricerche con Google per documentarmi su cose che mi interessano.

Insomma un’ira di Dio!

In fondo è vero, si potrebbero scoprire tante cose su di me, basta seguire le tracce virtuali che lascio sul web. Qualcuno potrebbe obiettare: e la privacy? Ah la privacy, quella … e chissà dov’è andata a finire!

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